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giovedì 18 ottobre 2012

KISS ME DRACULA 3D


QUANDO MI NOMINANO I GRANDI DELLA MUSICA CONTEMPORANEA, NON POSSO FARE A MENO DI NON PENSARE AL BRAVISSIMO CLAUDIO SIMONETTI CHE CON I SUOI BRANI MUSICALI, CI HA INCANTATI, IPNOTIZZATI, RIEMPITO LE GIORNATE GIOIOSAMENTE CON LA SUA MUSICA. PROPRIO IL 7 SETTEMBRE E' USCITO IL SUO ULTIMO CD (COLONNA SONORA DEL MAESTRO DEL TERRORE DARIO ARGENTO, DAL TITOLO “DRACULA 3D”) E CLAUDIO FIRMA TUTTI I BRANI DEL CD OMONIMO ED IN PARTICOLAR MODO RICORDIAMO IL BRANO PRINCIPALE DAL TITOLO “KISS ME DRACULA” (INTRIGANTE E ANCHE SUGGESTIVO IL LORO VIDEOCLIP DOVE UNO SPIRITATO CLAUDIO SIMONETTI AD UN CERTO PUNTO, SUL FINALE, MOSTRA I SUOI CANINI). 46 BRANI DI MUSICA CLASSICA DA FAR VENIRE I BRIVIDI E NON SI PUO' NON SOTTOLINEARE IL FATTO DI COME IL GRANDE MAESTRO SIMONETTI E' STATO INGAMBISSIMO NEL CREARE LE ATMOSFERE, GRAZIE AI BRANI MUSICALI DA BRIVIDO IN UN MODO CHE SOLO LUI SA' COMPORRE. INSOMMA UN ARTISTA DI UN CERTO SPESSORE E LO DIMOSTRA DA QUANTI ANNI (HA INIZIATO GIOVANISSIMO), HA COMMENTATO CON LA SUA MUSICA LE IMMAGINI DEI FILMS DI DARIO ARGENTO (E NON SOLO), TANTO CHE SONO ENTRATI A FAR PARTE DELLA STORIA DELLE SOUNDTRACKS. NOI DELLA REDAZIONE SIAMO CORSI A COMPRARE IL CD FELICI DI ASCOLTARE MUSICA DI GRANDE QUALITA' (ESATTAMENTE QUESTA MATTINA). CI IMMAGINEREMO POI QUANDO IL 22 NOVEMBRE USCIRA' PROPRIO IL FILM E VEDREMO LE DUE ARTI (SUONO (IN QUESTO CASO LE MUSICHE DI SIMONETTI E PROJECT) E IMMAGINI (PER LA REGIA DI ARGENTO)) MISCELARSI INSIEME E REGALARCI TANTE EMOZIONI. BRAVO CLAUDIO NON TI SMENTISCI MAI: VOTO 10 E LODE!



RICAPITOLANDO... IN CD LA COLONNA SONORA “DRACULA 3D” DI CLAUDIO SIMONETTI & PROJECT.



AI NOSTRI AMICI DARIO ARGENTO, ASIA ARGENTO E CLAUDIO SIMONETTI, VI DIAMO UN FORTE IN BOCCA AL LUPO: SIETE UN'OTTIMA TERNA VINCENTE PER IL FILM. UN BACIO DAL VOSTRO SALVATORE.



IL CERVELLO UMANO




Il cervello è l'organo principale del sistema nervoso centrale, presente nei vertebrati e in tutti gli animali a simmetria bilaterale, compreso l'uomo. Nei vertebrati il cervello è situato all'apice del nevrasse, all'interno del cranio. Il termine corretto per indicare l'insieme delle strutture contenute all'interno della scatola cranica è encefalo, di cui il cervello è una parte. Il cervello si occupa, insieme al sistema endocrino, di parte della regolazione delle funzioni vitali ed è sede delle regolazioni omeostatiche e delle funzioni cerebrali superiori.

Nei primi animali pluricellulari, i poriferi, non si riscontra alcuna struttura che coordini i diversi tessuti. Gli cnidari sono i primi a sviluppare un sistema nervoso, nel quale però non è identificabile alcuna struttura definibile come cervello, ma solo una rete nervosa formata da neuroni sensoriali (afferenti), interneuroni di connessione e neuroni motori (efferenti). Alcuni zoologi identificano questa struttura come un cervello delocalizzato. Tale sistema comunque è già in grado di ricevere stimoli sensoriali complessi ed elaborare riflessi coordinati[1].

La cefalizzazione e il cervello vero e proprio [modifica]


Cervello di una locusta
L'avvento della simmetria bilaterale ha conferito agli eumetazoi una direzionalità, con una parte anteriore ed una posteriore, al contrario degli animali a simmetria radiata, nei quali non si distingue alcuna direzione preferenziale. La presenza di una parte anteriore fa sì che sia questa ad incontrare per prima un nuovo ambiente, il che ha indotto l'avvio del processo di cefalizzazione, consistente inizialmente nella concentrazione degli organi sensoriali e dei centri nervosi necessari all'elaborazione degli stimoli in una zona anteriore denominata capo.
Nei platelminti è possibile distinguere un rudimentale cervello, costituito da due insiemi di corpi cellulari concentrati nella zona cefalica. Negli anellidi sono presenti anche numerosi gangli[1].
Gli artropodi sono i primi esseri in cui si può osservare una specializzazione delle diverse aree del cervello, insieme alla quale si osserva la comparsa di comportamenti complessi, come per esempio l'organizzazione sociale. Il cervello degli artropodi è diviso in tre strutture differenti e possiede enormi lobi visivi dietro ogni occhio[2].
Nei molluschi si osserva un sistema nervoso di tipo gangliare. Dopo i vertebrati i molluschi sono gli animali con il cervello più complesso. Tra i molluschi i cefalopodi hanno il maggior sviluppo cerebrale, e in particolare il polpo ha un cervello molto grande ed organizzato la cui struttura si riflette in riflessi cognitivi e comportamentali estremamente complessi[2].
Negli echinodermi e nei tunicati non è individuabile una struttura precisa identificabile come cervello, che in queste specie, come negli eumetazoi più semplici, si considera delocalizzato[3].

Il cervello dei vertebrati [modifica]

Questa voce è parte della serieNevrasse


EmbryonicBrain-Italiano.png




Cervello di uno squalo
Nei vertebrati si osservano alcune differenze fondamentali. È infatti possibile individuare due strutture diverse, il telencefalo e il diencefalo, che formano il cervello vero e proprio, detto anche prosencefalo, mentre le altre strutture contenute all'interno della scatola cranica (mesencefalo ponte e bulbo) formano il tronco encefalico[4]. Nei primi vertebrati acquatici (agnati e ittiopsidi), il telencefalo è solo una piccola protuberanza con funzioni sensoriali (olfattive) e il prosencefalo stesso è molto piccolo rispetto all'encefalo nel suo insieme, mentre il mesencefalo reggiunge dimensioni considerevoli. Questo fenomeno è correlato alla maggiore importanza che ha l'afferenza sensoriale della linea laterale, a sua volta correlata alla maggior mobilità di questi animali nell'ambiente tridimensionale[5].

Cervello di un topo. Notare l'aspetto più liscio rispetto al cervello dei mammiferi superiori, legato ad una minor estensione della corteccia.
Nei vertebrati terrestri è invece il prosencefalo che si ingrandisce fino a formare una struttura liscia che occupa la scatola cranica quasi per intero. L'encefalo viene separato dalla scatola cranica tramite membrane di tessuto connettivo chiamate meningi. Cellule specializzate dividono il cervello dal flusso sanguigno, formando la barriera emato-encefalica. L'ingrandimento e la maggior organizzazione cerebrale negli amnioti riflettono lo spostamento degli arti dalla posizione laterale a quella ventrale, con conseguente coordinazione dell'oscillazione e dello spostamento degli arti. Il controllo degli arti assume una notevole importanza a livello cerebrale negli arcosauri bipedi e negli uccelli, riflettendosi sulla struttura cerebrale[5].
La maggior parte delle funzioni cerebrali legate alla coordinazione del movimento nei vertebrati sono affidate ad una struttura posteriore al cervello chiamata cervelletto[5].
La struttura che più differenzia il cervello dei mammiferi da quello degli altri vertebrati è la corteccia cerebrale, uno strato laminare di tessuto cerebrale che costituisce la parte più esterna del telencefalo. Grazie a questa struttura vengono esplicate le funzioni cerebrali più complesse, quali la memoria, e il linguaggio. La corteccia conferisce al cervello di alcuni mammiferi il classico aspetto rugoso, con profondi solchi e circonvoluzioni. Si osservano inoltre profonde modificazioni anatomiche, specialmente al livello del telencefalo e dei lobi frontali[6].

Il cervello umano [modifica]

Sezione orizzontale di una testa umana. Visibili cranio, meningi, corteccia cerebrale e materia bianca
Il cervello è l'organo più importante del sistema nervoso centrale con un peso piuttosto variabile e va in media dagli 1,1 ai 1,5 kg ed ha un volume compreso tra i 1100 e i 1300 cm³, tenendo presente la possibilità di significative variazioni tra individuo e individuo, anche legate a sesso, età e altri fattori.
Negli esseri umani la corteccia cerebrale cresce enormemente di dimensione, diventando la struttura predominante del cervello. Inoltre, rispetto ad altri mammiferi, la corteccia cerebrale negli umani assume un ruolo più importante a livello funzionale.
Raffigurazione schematica del cervello umano, con evidenziati i quattro lobi cerebrali. Visibili anche altre strutture dell'encefalo
Il telencefalo umano è estremamente sviluppato, e può essere suddiviso in quattro aree o lobi:
  • Lobo frontale
  • Lobo parietale
  • Lobo occipitale
  • Lobo temporale
cui sono da aggiungere la circonvoluzione limbica e l'insula di Reil.
Il diencefalo è più piccolo e completamente avvolto dal telencefalo. Contiene:
La corteccia cerebrale è sede delle "funzioni cerebrali superiori", quali il pensiero e la coscienza



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ANACONDA


Il genere Eunectes comprende quattro specie di serpenti detti "anaconda", diffusi nel Nuovo Mondo. Fa parte della famiglia dei boidi.
Le dimensioni massime sono osservate con i 10 metri dell'anaconda verde (non documentate). L'Eunectes beniensis tocca i 2,5 metri.
Può superare i 200 chilogrammi di peso.
Essi cacciano prede di dimensioni comprese tra quelle di un topo e quelle di un caimano nero. L'anaconda è un serpente costrittore, cioè non dispone di veleno ma soffoca la preda. Nonostante le notevoli dimensioni, questo animale si muove piuttosto agevolmente attraverso l'acqua, dove passa la maggior parte della sua vita. Grazie alla posizione degli occhi e delle narici sulla punta del muso può vedere e respirare stando sommerso in acqua e tendere agguati alle sue prede. È un rettile territoriale, non caccia in branco e non tollera invasioni se non nella stagione degli accoppiamenti. Si corteggiano e si accoppiano in acqua e possono comporre mucchi di accoppiamento comprendenti diversi maschi più piccoli e una grande femmina, che partorirà in acqua. Le dimensioni della covata comprendono dai 4 agli 80 neonati, essendo ovovivipari.
L'anaconda vive nelle zone umide dell'America meridionale ed è certamente il più pesante serpente del mondo, mentre è difficile stabilire se sia il più lungo in quanto il pitone reticolato raggiunge lunghezze analoghe.




CARATTERISTICHE
L’anaconda o boa d’acqua appartiene alla famiglia dei boa che comprende i serpenti più grandi al mondo. Può raggiungere anche i 12 metri, anche se solitamente non supera i 6 metri. Sulle dimensioni vi sono molte credenze ed attese popolari, così l’anaconda appare spesso più grande di quanto non sia in realtà. Questo serpente è verde olivastro con delle macchie sul corpo e delle bande scure sulla testa. La livrea può cambiare a seconda delle aree colonizzate.



VITA ED ABITUDINI

L' anaconda è un ottimo nuotatore, per questo le è valso il nome di boa d’acqua. A terra si



muove piuttosto lentamente.

Solitamente conduce una vita solitaria in ambienti paludosi, ideali per cacciare.

L’anaconda trascorre le ore del giorno riposandosi sui rami oppure nelle pozze umide. Non
appena giunge la notte il serpente si rianima ed inizia a cacciare.

Solitamente l’anaconda sferra l’attacco alle sue prede quando queste, ignare del pericolo, si
avvicinano all’acqua per abbeverarsi. Il serpente trascina la preda sott’acqua e l’avvolge nelle sue spire, cosicché la morte avviene per stritolamento e per annegamento. Le prede sono varie e di diverse dimensioni: uccelli, molti pesci, mammiferi come erbivori e roditori, tartarughe e caimani. L’anaconda, quando riesce a catture una grossa preda, può rimanere senza cibo per una settimana e più. La maggior parte delle volte l’anaconda si limita a prede di piccole dimensioni e quindi caccia spesso. Le parti non digerite sono rigurgitate avvolte da uno strato di muco.
Spesso i serpenti inghiottono prede più grandi di loro. Questo è possibile grazie a diversi
elementi: l’elevata mobilità mandibolare e la labile unione tra la parte superiore e quella inferiore; un osso massiccio che protegge il cervello durante l’apertura della bocca; una valvola respiratoria che permette all’anaconda di respirare anche mentre sta inghiottendo.
Non ci sono molte notizie sulla fase riproduttiva dell’anaconda. Sembra che il maschio insegua la femmina grazie alle sostanza odorose da essa rilasciate. Anche l’anaconda, come gli altri boidi, è vivipara ossia nascono delle piccole anaconda, dalle 20 alle 40, lunghe circa 60-90 cm.
DOVE E’ POSSIBILE INCONTRARE L’ANACONDA Vive nelle aree umide tropicali del Sud America.



CURIOSITA’
L’anaconda ha alimentato molte credenze popolari…come l’anaconda che con le sue spire
avvolse una grande barca; oppure l’anaconda che dette l’origine mitologica ad uno degli dei degli Indiani d’America.



 
 
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mercoledì 17 ottobre 2012

MARCO POLO

MARCO POLO



Marco Polo (Venezia, 15 settembre 1254 – Venezia, 8 gennaio 1324) è stato un mercante, ambasciatore e viaggiatore italiano, appartenente al patriziato veneziano.
Insieme al padre Niccolò e allo zio Matteo, fu tra i primi occidentali ad arrivare fino in Cina, da lui chiamata Chatai, percorrendo la via della seta. Le cronache del suo viaggio sono state trascritte in francese dallo scrittore pisano Rustichello, suo compagno di prigionia a Genova. Furono raccolte in un libro intitolato Deuisament du monde, meglio noto come il Milione.

Marco Polo, nato a Venezia il 15 settembre 1254, è considerato uno dei più grandi esploratori di tutti i tempi.




Non è chiaro se tutti i membri della famiglia Polo del ramo detto Milion (forse da Emilione, nome di un antenato) appartenessero al patriziato veneziano (certamente lo furono Marco "il vecchio" e i suoi discendenti), certo è che l'estrazione sociale di Marco non era assolutamente umile, visto che le tre figlie, oltre che lui stesso, sposarono membri dell'aristocrazia[1]. Il primo avo di cui si avrebbe notizia è un certo Andrea, abitante nella contrada di San Felice a Venezia; sarebbe il padre di Marco "il vecchio", Matteo (Maffio) e Niccolò Polo. Quest'ultimo - padre di Marco - era un ricco mercante che commerciava con l'Oriente assieme al fratello Matteo[2]. I due attraversarono l'Asia nel 1255 e raggiunsero la Cina nel 1262, passando per Bukhara e il Turkestan cinese, arrivando a Khanbaliq (il nome mongolo dell'odierna Pechino, residenza di Kubilai Khan). Ripartirono nel 1266 arrivando a Roma nel 1269 come ambasciatori di Kubilai Khan, con una lettera da consegnare al Papa con la richiesta di mandare chierici istruiti a evangelizzare popolazioni mongole pagane. Il giovane Marco partì per la Cina insieme al padre Niccolò e allo zio Matteo nel 1271 e rimase in Estremo Oriente per circa diciassette anni, prima di tornare a Venezia.
Dopo il suo ritorno, Marco venne catturato e fatto prigioniero dai genovesi, probabilmente (ma non ci sono documenti) a seguito di una battaglia navale tra le repubbliche di Venezia e Genova. A Genova, in prigione, entrò in contatto con lo scrittore pisano Rustichello al quale raccontò le sue avventure che trascrisse in un libro successivamente conosciuto come il Milione. Marco Polo venne rilasciato dalle carceri genovesi nell'estate del 1299 e ritornò a Venezia, dove suo padre e suo zio avevano comprato una grande casa nel centro storico lagunare, in contrada San Giovanni Crisostomo, coi profitti derivanti dalla loro compagnia.
La società mercantile continuò l'attività e Marco diventò un mercante benestante. Finanziò altre spedizioni ma non lasciò più Venezia. Nel 1300 sposò Donata Badoer, appartenente a un'antica famiglia patrizia veneziana, dalla quale ebbe tre figlie: Fantina, Belella e Moreta, che poi si sposarono con appartenenti a famiglie patrizie.
Tra il 1310 e il 1320 cominciò a circolare una nuova versione del suo libro, Il Milione, ancora in francese. Francesco Pipino, un frate domenicano, lo tradusse in latino, ma negli stessi anni si diffusero versioni toscane e venete.
Marco Polo morì nella sua sontuosa casa veneziana l'8 gennaio del 1324 all'età di quasi settant'anni. Venne tumulato nella chiesa di San Lorenzo, ma le sue spoglie andarono perdute durante la ricostruzione dell'edificio, alla fine del Cinquecento.
Gli è stato dedicato un asteroide, 29457 Marcopolo

Niccolò e Matteo Polo intrapresero il loro secondo viaggio nel 1271, con la risposta di papa Gregorio X da consegnare al Kubilai Khan. Questa volta Niccolò portò con sé il figlio diciassettenne Marco. Viaggiarono verso l'interno, attraversando l'Anatolia e l'Armenia. Scesero quindi al Tigri, toccando probabilmente Mossul e Bagdad. Giunsero fino al porto di Ormuz, forse con l'intenzione di proseguire il viaggio via mare. Continuarono invece a seguire la via terrestre e, attraverso la Persia e il Khorasan, raggiunsero Balkh e il Badakhshan. Superarono, in quaranta giorni, il Pamir e scesero verso il bacino del Tarim. Attraverso il deserto dei Gobi giunsero ai confini del Catai, nel Tangut, la provincia più occidentale della Cina. Quindi proseguirono lungo la parte settentrionale dell'ansa del Fiume Giallo, arrivando infine a Khanbaliq, dopo un viaggio durato tre anni e mezzo.


Una volta arrivato nel Catai, Marco ottenne subito i favori del Kubilai Khan, al punto che divenne suo consigliere e successivamente suo ambasciatore. Kubilai Khan, infatti, iniziò ad assegnargli delle missioni (come quella a Sayangfu) e mostrò a lui e alla sua famiglia degli spettacoli come la sfilata dei 10.000 elefanti.
Solo dopo 17 anni Marco Polo ripartì per Venezia. Durante il viaggio accompagnò la principessa Kocacin, nipote del Kubilai Khan, dal re di Persia che lei avrebbe dovuto sposare. Al ritorno a Venezia soltanto la nonna di Marco lo riconobbe e decise di organizzare una festa in onore suo e di Matteo e Niccolò Polo. I vicini di casa non riuscivano a credere che i tre Polo fossero tornati dal lontano Oriente, ma si ricredettero quando i Polo fecero loro vedere i preziosi che avevano dentro i loro abiti.


una pagina de IL MILIONE

Una pagina de Il Milione.

« Egli è vero che al tempo che Baldovino era imperadore di Gostantinopoli - ciò fu ne gli anni di Cristo 1251 -, messere Niccolaio Polo, lo quale fu padre di messere Marco, e messere Matteo Polo suo fratello, questi due fratelli erano nella città di Gostantinopoli venuti da Vinegia con mercatantia, li quali erano nobili e savi sanza fallo. Dissono fra loro e ordinorono di volere passare lo Gran Mare per guadagnare, e andarono comperando molte gioie per portare, e partironsi in su una nave di Costantinopoli e andarono in Soldania. »

(Marco Polo (secondo capitolo del Milione ))
Il Milione è un'opera saggistico-biografica che narra dei viaggi di Marco Polo. Al suo ritorno dalla Cina nel 1295, la famiglia Polo si sistemò nuovamente a Venezia, dove attiravano folle di persone con i loro racconti incredibili, tanto che qualcuno ebbe difficoltà a credere che fossero stati davvero nella lontana Cina.
L'animo avventuriero di Marco Polo lo portò a partecipare nel 1298 alla Battaglia di Curzola[senza fonte] combattuta dalla Repubblica di Genova contro la Repubblica di Venezia, ma venne catturato e tenuto prigioniero per alcuni mesi. In questo periodo dettò in lingua d'oïl a Rustichello da Pisa (anch'egli prigioniero dei genovesi) Le deuisament du monde, un racconto dei suoi viaggi nell'allora sconosciuto Estremo Oriente, poi conosciuto anche come Il Milione.

Il titolo Il Milione deriva da un soprannome dell'autore, per aver usato più volte questa parola nel descrivere la quantità di beni amministrata dal Kublai Khan.[3] Del tutto priva di fondamento e prove è la teoria che vuole il titolo postumo del suo libro, Il Milione, derivato da un soprannome di famiglia, "Emilione" (nome di un antenato di Marco Polo), divenuto per aferesi Milione.[4]
In seguito il libro fu rimaneggiato da autori francesi, i quali apportarono delle correzioni personali e modifiche linguistiche sia durante sia dopo il periodo del Rinascimento, aggiungendo icone e qualche pittura miniaturizzata che se da una parte servivano ad abbellire l'opera rendendola più gradevole, dall'altra lo impoverivano sul piano della scoperta facendolo passare per uno scritto denso di fantasticherie e relativo a un mondo inesistente o immaginario.
Solo durante il periodo dell'Illuminismo si tenderà a rivalutare il testo più antico e fedele al vero Milione e a dargli il posto che merita nella storia delle esplorazioni.

Francis Wood, all'epoca direttrice del Dipartimento cinese della British Library, nel 1995 ha pubblicato il libro Marco Polo è andato in Cina?, nel quale contraddiceva la tradizione secondo la quale Marco Polo fosse giunto in Estremo Oriente. Secondo la tesi della scrittice britannica, il noto viaggiatore veneziano, non sarebbe mai andato oltre il Mar Nero, dove la sua famiglia conduceva l'attività mercantile. Descrizione del Mondo, il nome con cui era conosciuto Il Milione in principio, il libro che avrebbe dettato a Rustichello da Pisa, non sarebbe altro che una reinterpretazione delle cronache di altri viaggiatori. Il dubbio nascerebbe in quanto Marco Polo nel suo libro, tra le varie incongruenze, non avrebbe affrontato alcune questioni, che, a parere dell'autrice, non potevano non essere menzionate, quali la Grande Muraglia, la tradizione del tè, l'uso delle bacchette per mangiare, per non parlare della mancata presenza del viaggiatore italiano negli archivi ufficiali cinesi dell'epoca.
In realtà l'idea che Marco Polo non fosse realmente mai giunto in Cina non era del tutto nuova, e circolava da tempo in diversi ambienti accademici e non[senza fonte]. Le idee di Francis Wood sono state, tuttavia, analizzate e confutate da diversi storici, che hanno messo in risalto diversi errori interpretativi e di contestualizzazione da parte dell'autrice britannica degli avvenimenti narrati da Polo, i quali, salvo alcune imprecisioni dovute probabilmente a dimenticanze del mercante e a licenze artistiche di Rustichello, sono storicamente coerenti con le fonti cinesi contemporanee.
Inoltre esiste una prova inconfutabile del viaggio: sappiamo di una conversazione di Marco Polo avvenuta nel 1303 con il celebre fisico e astrologo Pietro D'Abano, nella quale il veneziano fece alcune osservazioni astronomiche, illustrandole con degli schizzi. Di questa conversazione non v'è traccia nel Milione, eppure è riportata nel Conciliator Differentiarum scritto dallo scienziato. Uno studioso tedesco, J. Jensen, ha pubblicato un articolo nel 1997, in cui, analizzato questo testo, ha scoperto che Marco Polo necessariamente doveva essere andato a Sumatra e nel Mar Cinese Meridionale per essere a conoscenza di questi dettagli, fino ad allora sconosciuti agli studiosi occidentali.[5]
L'isola di Curzola, un tempo sotto il dominio veneziano[6] oggi in Croazia, viene da talune fonti[7] indicata come possibile luogo natale di Marco Polo. La circostanza viene presentata come autentica da molte fonti croate (ma considerata solo ipotetica dagli storici)[8][9][10][11][12][13]. Anche l'ufficio turistico croato ha basato una controversa campagna pubblicitaria sullo slogan "Croazia, patria di Marco Polo", nella quale si afferma come certo che Polo sarebbe nato nel Regno di Croazia.




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